giovedì 18 novembre 2010

Cibo e Vino


Giovedì 18 novembre, l’Associazione Italiana Sommelier delegazione di Siena organizzerà una cena didattica presso il Ristorante “Casa Mia”, Loc.Malafrasca, Siena, a ripresa delle attività sociali autunnali.

Alla proposta della grande cucina del proprietario del ristorante, Ettore Silvestri, socio AIS e Sommelier professionista dal 1976, saranno abbinati i vini dell’Azienda Castello d’Albola che accompagneranno, dall’antipasto al dolce, ognuna delle portate previste.

I vini saranno presentati dal Direttore dell’Azienda, Dr. Alessandro Gallo, che potrà soddisfare le curiosità e le richieste di approfondimento sui prodotti aziendali che dovessero sorgere da parte degli intervenuti.

Il servizio sarà garantito dai Sommelier della Delegazione di Siena coordinati da Francesco Vessio.

mercoledì 17 novembre 2010

Anterpima Novello Toscano 2010

"Insieme al preside dell'Istituto Agrario, prof. Marcello Laschi (terzo da sinistra), i rappresentanti AIS che hanno contribuito alla riuscita dell'iniziativa: da sinistra Francesca Elia, Francesco Palassini, Beatrice Bartolommei, Francesco Giardini e Leonardo Bartolomme (delegato AIS della sede di Siena)"
Venerdì 5 novembre si è svolta a Siena la manifestazione: “Anteprima Novello Toscano 2010”, organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier delegazione di Siena rappresentata dal suo delegato Leonardo Bartolommei, e dall’Istituto Tecnico Agrario Statale “Bettino Ricasoli” di Siena rappresentato dal Prof. Domenico Cerchiara. Scopo dell’evento era quello di presentare il vino Novello 2010 nella serata antecedente la sua introduzione legale al consumo, il 6 novembre. Sulle colline di Scacciapensieri, nella bella cornice di Villa della Selva, l’Istituto Agrario, specializzato in viticultura ed enologia, ha aperto le sue porte ai “Novelli“ 2010 offerti dalle aziende toscane che hanno aderito all’iniziativa, accompagnando la serata ai prodotti tipici locali, messi a disposizione dagli sponsor ufficiali della serata Banca del Chianti Fiorentino e Monteriggioni e le Pasticcerie Sinatti.

La manifestazione è come da tradizione promossa dall’AIS senese per presentare il particolare vino ottenuto con il sistema della macerazione carbonica: di colore brillante e vivace, dai profumi freschi e fruttati è pronto per essere gustato subito dopo il suo imbottigliamento. Il Gruppo di Servizio AIS Siena, sapientemente guidato da Francesco Vessio, si è occupato della predisposizione della struttura all’evento, coinvolgendo e guidando gli allievi dell’ultimo anno del corso di viticoltura ed enologia nella “degustazione”, rendendoli edotti a guidare il pubblico presente alla degustazione dei vini, invitando la città ad apprezzare le varietà dei profumi e delle sensazioni che il vino novello è in grado di regalare nelle sue più diverse sfaccettature.

Tre i punti di degustazione allestiti per i vari prodotti. Appena varcato il cancello e superato il Cedro del Libano, si entrava nella prima sala adibita alla degustazione del Novello 2010, mentre al pian terreno della villa era possibile accompagnare la degustazione con prodotti tipici locali: pecorini stagionati, finocchiona e capocollo oltre ai dolci artigianali senesi (panpepato, ricciarelli e pan co’ santi) forniti dalle Pasticcerie Sinatti. Nel cortile antistante l’edificio, infine, il personale non docente ha preparato le caldarroste, il cui tepore ha scaldato i convenuti alla manifestazione quando la temperatura ha iniziato a farsi più rigida.

L’appuntamento con la scoperta delle qualità organolettiche e olfattive del vino novello, spesso considerato a torto di minor importanza rispetto ai grandi vini da invecchiamento, è per il prossimo anno. Considerata, infatti, sia la numerosa presenza di sommelier locali e di altre delegazioni, sia l’attiva partecipazione degli operatori dell’Istituto Agrario oltre al folto pubblico presente, si è già convenuto di ripetere l’iniziativa.

La aziende toscane aderenti all’iniziativa:

Rocca delle Macìe S.p.a., Castellina in Chianti (SI). Tenuta Canale – Azienda Agricola Aiello S.r.l., Castellina in Chianti (SI). Vecchia Cantina di Montepulciano, Montepulciano (SI). Castello D’Albola, Radda in Chianti (SI). Cantina di Pitigliano S.a.c., Pitigliano (GR). Cantina “I Vini di Maremma”, Località Il Cristo (GR). Le Chiantigiane S.c.a.r.l., Tavarnelle Val di Pesa (FI). Castelli del Greve Pesa S.c.a., Mercatale Val di Pesa (FI). Casa Vinicola Carpineto S.n.c., Greve in Chianti (FI).


martedì 5 ottobre 2010

DALL'ALTO DEI TACCHI SI VEDE PIU' LONTANO ... e le quattro mura domestiche sono un confine troppo ristretto per scrutare l'orizzonte della libertà e dell'autosufficienza!

Su "la Repubblica" di domenica 3 ottobre troviamo un interessante articolo di Chiara Saraceno che ha il merito di portare all'attenzione dell'opinione pubblica un trend recente relativo all'occupazione femminile nel nostro paese. Purtroppo non si tratta di una rilevazione confortante: in controtendenza con il resto dei paesi sviluppati ed anche con quanto era avvenuto in Italia negli ultimi dieci anni, la percentuale di donne italiane che non ha, né cerca, lavoro ha ripreso ad aumentare e riguarda oggi quasi la metà (LA META' !) di tutte le donne in età da lavoro, una percentuale da anni sessanta.

Questo dovrebbe costituire un problema politico rilevante, dovrebbe essere tra le priorità da affrontare sia da parte del governo sia dell'opposizione, oltre che dei sindacati, e invece... (citiamo l'articolo) "... significa che la metà delle donne in età da lavoro non ha nessuna speranza di ottenere una autonomia economica ed invece deve dipendere dall'avere un marito e sperare che il matrimonio duri, senza poterne uscire se si rivelasse insopportabile. Significa che gran parte delle famiglie italiane, soprattutto, ma non solo, al Sud, ha un solo percettore di reddito, dalla stabilità e adeguatezza del quale dipende la sopravvivenza di tutti. Al punto che quando questo marito si trova senza lavoro e senza ammortizzatori sociali e non sa dove sbattere la testa, quindi non riesce più fare fronte alle proprie responsabilità economiche, può anche decidere che non valga più la pena vivere. È successo all'operaio disoccupato di Castellammare, che non ha più retto la «vergogna» di non riuscire a mantenere moglie e figli. Certo, queste «inattive» in realtà sono spesso attivissime e tutt'altro che mantenute gratis. Come e più delle donne occupate, sono loro a fare miracoli con bilanci famigliari scarsi, producendo con il loro lavoro domestico e di cura enorme e indispensabile valore aggiunto. Ma questo non produce automaticamente sicurezza per loro e le loro famiglie. Anzi, ne escono indebolite nei loro diritti sociali individuali (ad una pensione decente, per esempio)".

Lo scenario descritto non è una fantomatica previsione catastrofica che mira a servire da monito ai responsabili delle istituzioni ed ai gestori della cosa pubblica italiana: è già presente, e non ci sono all'orizzonte segnali che possano farci ragionevolmente sperare che qualcuno, che di ciò dovrebbe occuparsi, si decida a cercare strumenti politici e sociali per modificare questo pericoloso, quanto anacronistico, trend. La paura è che gli illustri e ben remunerati amministratori guardino con sollievo al dato sull'aumento dell'«inattività» femminile. Perché tale dato contribuisce a ridurre il tasso di disoccupazione. Le donne che non cercano (più) lavoro, infatti, escono ufficialmente dalle forze di lavoro e di conseguenza non contano ai fini della valutazione della disoccupazione. Le «inattive» forniscono anche una legittimazione ad ogni riduzione di servizi sociali già scarsi: che bisogno ce n’è se si può contare su questa schiera di nonne e mamme «inattive» indefinitamente a disposizione?

Chiara Saraceno ci ricorda che è stato dimostrato come l'occupazione femminile, non solo allarga la base imponibile producendo maggiori entrate fiscali, ma genera anche domanda di lavoro, soprattutto nel campo di servizi. Possibile che non ci si accorga che vale anche l'effetto contrario? La disoccupazione femminile genera inattività, che a sua volta produce disoccupazione.

Ci servono esempi virtuosi di utilizzo delle risorse rosa nel mondo ipercompetitivo del business per convincere, se non gli ottusi politici, almeno gli imprenditori, della convenienza di puntare sull'integrazione delle qualità e competenze femminili con quelle qualità gestionali e dirigenziali maschili già ampiamente sfruttate e, a volte, sopravvalutate. Eccone uno.

Nel board della società ROSSO POMODORO, marchio di pizzerie diffuso in Italia con oltre 90 punti vendita, ci sono più di 50 donne. La responsabile della formazione e selezione dei manager dei punti vendita, la coordinatrice dei sistemi amministrativi e fiscali delle attività, l'architetto che si occupa del design, fondamentale per la riconoscibilità e la coerenza del brand, e poi le responsabili dei singoli ristoranti, solo per citarne alcune. Questo perché, si dice in società, le donne sono sempre pronte alle sfide, gestiscono con equilibrio situazioni complesse, sono agguerrite ma sanno anche dialogare col cuore. Una linea di gestione interna che ha contribuito al successo della società e ha permesso a donne capaci di emanciparsi dall'isolamento domestico, che spesso diventa frustrazione psicologica, per le più consapevoli, e assuefazione rassegnata alla vita fuori dal sistema economico-lavorativo per le meno ambiziose.

Facciamo passare il messaggio che la crescita dell'occupazione femminile può rappresentare un vantaggio per tutti, a diversi livelli e in diversi ambiti di interesse, da quello più particolaristico a quello pubblico. Sarebbe troppo difficile affrontare di petto la questione morale della valorizzazione delle capacità delle donne, non solo entro lo spazio familiare ma anche nell'economia e nella società.

Non avevamo capito che questa democrazia, paladina dell'uguaglianza delle opportunità, fosse fondata sul lavoro degli uomini (di sesso maschile) ... speriamo tanto di aver capito male.